Su Famiglia Inaspettata ci occupiamo di passaggi che spiazzano: relazioni che cambiano forma, equilibri che saltano, persone amate che a un certo punto sembrano diventare estranee. Non succede solo nelle coppie. Succede anche , e forse in modo ancora più destabilizzante, nel rapporto con i figli, quando crescono e iniziano a prendere le distanze. L’adolescenza è uno di quei territori di confine in cui ci si sente spesso impreparati, esclusi, messi alla prova. L’articolo che segue dà voce a questo smarrimento con lucidità e leggerezza, raccontando cosa c’è davvero dietro sbuffi, silenzi e porte sbattute. Non offre ricette miracolose, ma uno sguardo che aiuta a comprendere, a non prendere tutto sul personale e a restare presenti anche quando sembra impossibile. Perché a volte, per continuare a essere genitori, bisogna accettare di non riconoscere più chi abbiamo davanti, e restare comunque. Benedetta, Famiglia Inaspettata
Vi è mai capitato di guardarvi intorno a tavola e pensare: “Ma io questo essere umano lo conosco davvero?” La persona che fino a ieri ti raccontava tutto, ora risponde a monosillabi. Quella bambina, quel bambino che ti cercava per un abbraccio, ora si ritrae come se tu emanassi radioattività. Benvenuti e benvenute nel meraviglioso, spiazzante, a volte esilarante mondo dell’adolescenza.
Sommario
La metamorfosi (e no, non stiamo parlando di Kafka)
Ricordate quando la dolce creatura era piccola e prevedibile? Colazione, scuola, parco, cena, nanna. Ora invece avete in casa una persona che dorme fino a mezzogiorno, si sveglia di cattivo umore, comunica principalmente attraverso sbuffi e porte sbattute, e ha sviluppato un’allergia improvvisa alle vostre domande.
La verità? È normale. Anzi, è perfetto che sia così.
L’adolescenza è una delle trasformazioni più radicali che attraversiamo nella vita. Non è solo il corpo che cambia (anche se sì, gli ormoni fanno festa), ma è l’intera identità che si sta ridefinendo. Vostro figlio, vostra figlia sta letteralmente diventando qualcun altro, qualcun’altra. E questo processo è faticoso, confuso, spaventoso… per tutti.
Il segreto che nessuno vi dice
Ecco la parte che nessuno vi racconta quando portate a casa quel fagottino profumato dall’ospedale: un giorno, quel bambino, quella bambina dovrà separarsi da voi. E l’adolescenza è proprio questo: un enorme, goffo, doloroso tentativo di dire “Io non sono te. Io sono io.”
Ma come si fa a dire “sono diverso da te” a qualcuno che ami così tanto? Facile: diventando insopportabile. È una strategia brillante, se ci pensate. Se vostro figlio, vostra figlia fosse dolce e adorabile mentre si allontana, vi spezzerebbe il cuore. Invece, quando sbuffa per la quinta volta in dieci minuti, voi pensate: “Ma vattene pure, vai!”
Però poi, quando è fuori con gli amici, vi manca. E anche a loro mancate voi, anche se non ve lo dirà mai.
La buona notizia (sì, ce n’è una)
Dietro quella porta chiusa, sotto quella cuffia sempre in testa, nascosto da quella frangia improbabile, immersa in maglioni enormi, c’è sempre vostro figlio, c’è sempre vostra figlia. Non sono scomparsi, non vi hanno dimenticati. Stanno solo cercando di capire chi sono.
E indovinate un po’? Voi potete aiutarli. Non con sermoni o interrogatori (quelli sono garantiti per ottenere l’effetto contrario), ma semplicemente rimanendo lì. Presenti. Disponibili. Anche quando lei o lui fanno di tutto per respingervi.
Pensateci: se un giorno si presenta e vi chiede consiglio, volete davvero rispondere “Ah, finalmente parli! Sono settimane che aspetto!”? No. Volete essere pronti, calmi, come se fosse la cosa più normale del mondo. Perché per lui e per lei, in quel momento, ci vuole un coraggio enorme.
Cosa fare (oltre a respirare profondamente)
Primo: accettate che non potete controllare questa trasformazione. Non potete accelerarla, rallentarla o renderla meno dolorosa. Potete solo attraversarla insieme.
Secondo: smettete di prenderla sul personale. Quando vi risponde male, non è perché vi odia. È perché sta male, sente confusione, smarrimento e spavento, e voi siete l’unica persona con cui si sente abbastanza al sicuro da poter essere davvero chi è, anche nelle sue versioni peggiori.
Terzo: cercate i momenti. Non serve il grande discorso cuore a cuore. Bastano i cinque minuti in macchina, la battuta mentre cucinate, la serie TV guardata insieme. L’adolescenza non si conquista con i grandi gesti, ma con la costanza dei piccoli.
Quarto: fidatevi del fatto che il lavoro che avete fatto nei primi anni non è sparito. È ancora lì, dentro di loro. Anche se non si vede, sta guidando le loro scelte.
Il lieto fine (che forse non è come ve lo aspettavate)
Non vi prometto che un giorno vi sveglierete e troverete di nuovo il vostro bambino, la vostra bambina dolce e affettuosa. Perché quello che troverete sarà qualcosa di meglio: un giovane adulto, una giovane adulta con una sua identità, le sue idee, i suoi sogni. Qualcuno che ha smesso di essere un’estensione di voi e è diventato una persona intera.
E sì, probabilmente continuerà a lasciare i calzini in giro e a dimenticarsi di avvisarvi quando torna tardi. Ma un giorno, magari a vent’anni, forse anche a trenta, vi guarderà e dirà: “Grazie per esserci ora e allora, quando ero insopportabile.”
E in quel momento, tutto avrà senso.
Nel frattempo, respirate. Questa fase passa. Davvero. E quando sarà finita, vi mancherà. Sì, anche il muso lungo e le porte sbattute.
Forse non subito, ma un giorno sì.
Se ti ritrovi a fissare questa creatura misteriosa che vive a casa tua e pensi di aver bisogno di una bussola per orientarti in questo territorio sconosciuto, sappi che non sei solo. L’adolescenza è un viaggio che si fa meglio in compagnia. La buona notizia? Tuo figlio, tua figlia sta già facendo la parte più difficile. A te basta esserci e in questo aiuta molto conoscere i meccanismi che stanno dietro le sue azioni e parole, come funziona la trasformazione che sta vivendo e la sua funzione di creare donne e uomini del domani.
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