Non sei un padre a metà: la bugia che fa più male ai figli

Non sei un padre a metà: la bugia che fa più male ai figli

C’è una poesia che da sempre mi ridonda nel cuore e nell’anima; “ if ” di Kipling. 

Quando aspettavamo nostra figlia, sognavo di scolpirla nella sua camera  poiché la guardasse ogni giorno ,trovando quella forza meravigliosa che padroneggia e riecheggia in quelle frasi;  quella musicalità triste e avvincente e quel quadro stupefacente che ti dona il poema leggendolo tutto d’un fiato. 

Non sono mai riuscito a farlo perché abbiamo cambiato almeno quattro appartamenti negli ultimi 7 anni .

Abbiamo traslocato animi ed oggetti che accompagnano ed hanno accompagnato questo NOSTRO PERCORSO.

Essere un papà separato

Essere un papà separato non è facile. 

Avere delle responsabilità degne di essere rispettate come tali e non cedere mai alla superfice poiché “non è più solo la tua vita”.

Avere le sveglie alle 5.45 dopo essere andato a letto tutto rintronato alle 2.30 e cercare di tirare fuori la medesima energia di chi abbandona il letargo. 

Sorridere quando l’unica cosa materiale che puoi offrire è quella, perché non hai forze se non quelle per gettarti sul divano stanco, molto stanco.

Arrivare a non sopportare nessun tipo di chiacchiera, comprese la tue e desiderare di intrufolarsi nei tuoi silenzi sebbene possano ferire, assopire, farti sorridere o non dare spiegazioni nemmeno ai tuoi “ perché”. Non puoi.

Il ruolo di un padre (e di una madre)

E’ difficile fare il papà a tempo pieno cercando di mantenere gli stessi spazi che “ detiene “ la mamma, avendo il medesimo ruolo con approcci differenti .

Il papà ha un ruolo che si divide esattamente a metà con la mamma. 

Non siamo diversi in nulla se non nei modi in cui spieghiamo i “ si “  i “no” ed i “ perché”.

Non esiste “la mamma è sempre la mamma” perché anche il “papà è sempre il papà”.

Il vero grosso problema è cercare di dare il meglio di noi stessi in questi ruoli difficilissimi; il meglio di noi, non il meglio che ci viene detto lo sia.

Uscire dalle narrazioni che fanno male

Quelle sono frasi fatte per deresponsabilizzare le parti. 

E’ doveroso staccarci dai pensieri che ci vengono inculcati (e che non mi pare abbiano portato grandi risultati vedendo la società di oggi) e cercare di mettersi in gioco con tutte le forze a noi contrarie; farsi delle violenze per definire che IL PADRE , HA LO STESSO RUOLO DELLA MADRE E LA MEDESIMA IMPORTANZA! Negli spazi, nei tempi, nei diritti e nei doveri, siamo pari. 

Qui decade il primo concetto che ha distrutto vite di Uomini e, di conseguenza, dei loro figli. 

Cosa significa esserci davvero

Io parlo a mia figlia di mafia, di guerra, di povertà. 

Lei sa chi sono Impastato, Falcone, Borsellino, Badalamenti, Trump e Hitler. 

Ho scelto di essere un papà “a tempo pieno” (conta esserci sempre) avendo la fortuna di essere riconosciuto come tale da sua madre. 

Mia figlia è serena e stiamo creando un rapporto di complicità che meriterebbe mille pagine per descrivere in nostri sguardi, le nostre abitudini, le intense emozioni nei nostri silenzi, le sue lacrime al mio “ no “ che mai diverrà “si”. Al “si” che si conquista con un abbraccio e quindi, realizzare quanto l’uomo sia incoerente con sé stesso. Grandi lezioni.

Agli abbracci dati per una paura e affrontarla con tanta forza perché “c’è il mio papi e lui mi rende invincibile”.

Insegnare senza parole

Alle mie lacrime di fronte ad una poesia ed un suo sorriso che dice: “ ma è bella , perché piangi?” 

A farle vedere che soffrire e dirlo, non è debolezza del maschio ma forza dell’Uomo. 

Che il cielo azzurro non ha genere, e nemmeno i fenicotteri rosa. 

Che ogni passo verso la vita è una sua conquista ed una mia vittoria in un percorso indelebile verso il traguardo dell’immortalità; lei  è e sarà il segno più bello che ho donato a questo mondo.

Ho gioito dandole la vita, poiché lei la viva per sé stessa.

“PRENDILA A MORSI QUESTA VITA, AMORE MIO!”

Ai papà

I papà, sono e saranno sempre colonne portanti dei nostri figli. 

Perché un papà solo, abbandonato e senza una via d’uscita, avrà un figlio a metà ed una persona incompleta domani. 

Auguri miei fratelli padri.

“Se riuscirai a parlare alla folla e a conservare la tua virtù,
o a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,
se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
se per te ogni persona conterà, ma nessuna troppo,
se riuscirai a riempire l’inesorabile minuto
con un istante del valore di sessanta secondi,
tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
e — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio.”

Articolo scritto da Emanuele Serra di Famiglia Inaspettata

Foto di Marco Quaroni


Letture consigliate

Ci sono storie che aiutano a sentirsi meno soli. In questi anni, ho letto libri scritti da padri separati che hanno avuto il coraggio di raccontarsi senza filtri: 

“Chiamala vita” di Alex Mariani

“Non avrai altro figlio all’infuori di me” di Claudio Lupi

“Papà travel experience” di Beppe Lamberto

Tre voci diverse, tre modi di attraversare la separazione, ma un punto in comune: la volontà di restare padri, davvero, anche quando tutto cambia. Leggerli è come aprire uno spazio di riconoscimento, dove le parole degli altri riescono a dare forma a ciò che spesso non sappiamo dire.

Benedetta di Famiglia Inaspettata

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Sono Benedetta Petralia life coach nella separazione. Ho vissuto in prima persona la separazione e sono mamma di una bimba. La mia esperienza mi ha portata ad aprire questo blog per dare uno spazio sicuro e senza giudizio a chi affronta questo evento. Ancora oggi ci sono molti pregiudizi e stereotipi che creano molte difficoltà a chiunque viva questa situazione.

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