Dal post su Famiglia Inaspetta
Ci sono momenti dove entrare in un relazione significherebbe prendere ciò che serve, cercare di sopperire a ciò che si sente necessario e muove.
Ognuno di noi potrebbe essere stata la persona che, in un incontro, ha portato solo bisogni e necessità. Ognuno di noi potrebbe essere quella persona che in relazione fa solo male.
Capita di diventare noi stessi la parte che lede, quando dentro manca qualcosa e per evitare di sentire e capire cosa ci muoviamo in relazioni cercando di colmare quella mancanza. Capita a chiunque.
Accorgersene permette di capire cosa sta succedendo. Porta a parlarne con chi arriva attratto da qualcosa. Si dice che a volte ci si può far compagnia a vicenda in questi momenti di trasformazioni e attraversamenti complessi. Forse. Rimane il fatto che nella maggioranza dei casi il rischio è ferire ed essere feriti. Forse ciò che tiene lì raccontandosi che è una storia temporanea è la paura di ascoltare in solitudine ciò che si muove dentro.
Sommario
Cosa stai cercando in una relazione?
Nei momenti di difficoltà le relazioni sono importanti. Ma qual è il confine tra relazione funzionale e non?
Cosa porta la necessità in una relazione? Ci sono momenti, momenti che ognuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita in cui non stiamo cercando una Relazione, ma:
- Stiamo cercando qualcuno che attenui la solitudine.
- Qualcuno che ci faccia sentire desiderabili.
- Qualcuno che ci rassicuri sul fatto che andrà tutto bene.
- Qualcuno che ci faccia dimenticare una ferita.
- Qualcuno che riempia il silenzio.
- Qualcuno che ci restituisca un’immagine di noi che abbiamo perso.
E non c’è nulla di strano in questo. Succede soprattutto nei momenti di passaggio. Succede quando si evita di entrare in profondità di se stessi. Quando ciò che si prova e si sente è troppo. Può capitare dopo una separazione, dopo una perdita, dopo una delusione, dopo una crisi personale, quando la ci costringe a lasciare andare una versione di noi stessi e non sappiamo ancora chi stiamo diventando.
In questi attraversamenti può accadere qualcosa di particolare.
Incontriamo una persona e pensiamo di essere attratti da lei. Incontriamo una persona e pensiamo di essere attratti da lei.
Ma a volte non siamo attratti davvero dalla persona, ma da ciò che rappresenta, dalla sensazione che ci fa provare, dalla promessa implicita che sembra contenere o dalla possibilità che ci offre di non sentire ciò che fa male.
È una differenza sottile ma enorme.
La necessità occupa spazio nella relazione
Quando entriamo in una relazione chiedendole inconsapevolmente di riempire un vuoto, l’altro smette di essere una persona da conoscere. Diventa una funzione. Diventa colui o colei che dovrebbe portare rassicurazione, conferme, salvezza, guarigione, farci sentire completi.
E più il bisogno è intenso, più diventa difficile vedere chi abbiamo davvero davanti. Questo non avviene per cattiveria, ma perchè il bisogno occupa molto spazio togliendolo alla relazione con l’altro. In questi momenti così complessi e forti potremmo persino diventare noi stessi la persona che ferisce, anche inconsapevolmente.
Siamo abituati a vedere e notare quando gli altri feriscono, stanno in relazione con noi senza dare nulla. è difficile accettare e vedere quando siamo noi quella persona.
Molto meno a riconoscere quando siamo stati noi a coinvolgere qualcuno perché avevamo bisogno di qualcosa che non sapevamo darci da soli.
A volte ci raccontiamo che è una storia temporale, che nessuno si farà male, che entrambi sappiamo cosa stiamo vivendo. Non sempre questo basta. Non sempre questa è la strada migliore da prendere, anzi.
L’incontro tra persone che stanno attraversando
Come ogni aspetto della vita ci sono esperienza personali, uniche e sfaccettature diverse che portano a non poter etichettare tutto con parole utilizzate senza consapevolezza profonda.
Ci sono incontri che, anche nell’attraversamento sostengono, portano compressione e offrono reciprocamente uno spazio sicuro durante un periodo complesso della vita. Può accadere ma richiede una grande consapevolezza interiore, richiede la capacità di riconoscere ciò che noi per primi stiamo chiedendo all’altro.
Richiede il coraggio di dire: “In questo momento ho bisogno di vicinanza”, invece di chiamarlo amore.
Di dire: “Sto cercando stabilità”, invece di convincermi che questa persona sia la soluzione.
Di dire: “Ho paura di stare da solo”, invece di costruire una relazione che abbia il compito di proteggermi da quella paura.
Forse la domanda più importante non è se questa relazione durerà, ma:
“Se questa persona non fosse qui, sarei disposto ad ascoltare comunque ciò che si muove dentro di me?”
Capire se ciò che ci muove in una relazione dipende da quello che stiamo evitando è già un grandissimo passo si consapevolezza e richiede un grande coraggio.
Le relazioni possono accompagnare, sostenere e possono essere un bellissimo luogo di crescita, ma non possono sostituirsi all’incontro più difficile di tutti: quello con noi stessi.
Nell’articolo “Dalla consapevolezza all’essere” ti parlo di cosa è possibile fare per tornare a sentirsi con cura e attenzione.