Ricordo ancora quegli anni in cui, nei giorni in cui mia figlia stava con il padre, mi sentivo persa. Come se mi mancasse un pezzo, come se il tempo non avesse più senso. Ogni scusa era buona per ridurre quelle ore, per tenerla con me, per giustificare la mia presenza costante nella sua vita.
Se non stava bene, se c’era un piccolo intoppo, io ero pronta a intervenire. Non tanto per lei, ma per me.
Per mettere a tacere quel senso di vuoto che mi invadeva.
Se avessi continuato a seguire quelle emozioni senza fermarmi a riflettere, probabilmente la mia famiglia sarebbe diventata come tante altre: una realtà in cui c’è un genitore si crede migliore dell’altro, un equilibrio instabile fatto di confronti, accuse e distanze.
Ma chi lo decide chi è il genitore migliore? E soprattuto come è possibile ritrovare sè stessi nei giorni senza i figli?
Quando tutto cambia
Dopo la separazione, il padre di mia figlia ha iniziato a voler fare cose con lei che prima non avrebbe nemmeno considerato. Attività che fino a poco tempo prima sembravano un peso ora diventavano momenti speciali per loro.
In un primo momento, questo ha scatenato in me una profonda rabbia. “Perché ora sì e prima no?” “Perché non ci hai pensato quando eravamo una famiglia?” Domande che mi rimbombavano dentro e che rischiavano di trasformarsi in un veleno per il nostro rapporto di genitori. Ti è capitato?
Poi ho capito che avevo due scelte: cavalcare quella rabbia oppure iniziare a guardami dentro con coraggio e umiltà.
Ho scelto la seconda.
La chiave: i miei valori e i miei intenti
In che modo sono riuscita a scegliere quella strada invece che quella più scontata?
Ho compreso che il mio obiettivo non era dimostrare di essere la madre migliore, né impedire a mia figlia di vivere esperienze con suo padre.
Il mio intento più profondo era la serenità, per me e per tutti. E questa serenità non poteva esistere se mi lasciavo trascinare dall’orgoglio e dal dolore.
Avevo bisogno di elaborare, di lasciar andare, di accettare che l’amore di una figlia non si misura nel tempo trascorso con un genitore, ma nella qualità della relazione costruita con entrambi.
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Come li vivo oggi?
Non è stato un percorso facile, ma oggi posso dire che quei giorni senza mia figlia non mi spaventano più, anzi li vivo con serenità e leggerezza.
Grazie al lavoro su me stessa ho imparato a trasformare il vuoto in spazio, la mancanza in possibilità.
Se anche tu ti trovi a vivere questa situazione, voglio dirti che non sei sola. Ti invito a riflettere su come ti senti in quei momenti, senza giudicarti, e a chiederti: cosa posso fare per stare meglio? Quali valori voglio seguire? Cosa posso imparare da questa esperienza?
Se ti va, condividi il tuo pensiero. Parliamone con rispetto e accoglienza.
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Vivere meglio i giorni senza i tuoi figli ti permetterà di:
- riconnetterti con te stessa o te stesso.
- alleggerire il carico emotivo
- riscoprire il tempo per te