Separazione e figli: è possibile restare famiglia? La storia vera dietro il film Leila

leila film sulla separazione

Una storia reale che prende la forma di una favola: Leila e Tonio, figlia e padre anche nella vita, partono per salvare la madre, rapita dall’Esercito del Bene. Un’avventura simbolica, intensa, che tiene insieme livelli diversi: il racconto, le emozioni, ciò che non è stato detto.

Separazione e figli: due parole che, troppo spesso, evocano scenari di conflitto, distanza, rotture nette. Come se fosse inevitabile. Come se non esistessero alternative. Ma è davvero così?

Leila racconta un’altra possibilità.

Un film scritto, diretto e interpretato da Clementina Abba Legnazzi, Alessandro Abba Legnazzi e Giada Vincenzi.

Uno di quei film che non si spiegano fino in fondo, ma che restano addosso. Nello sguardo di Leila, nelle domande che attraversano la storia, nelle immagini delicate e potenti, fino a quel gesto — le illustrazioni bruciate — che diventa un atto liberatorio.

Il film è stato girato interamente da loro, in modo intimo, essenziale. Uno spazio protetto in cui trasformare un’esperienza vissuta in qualcosa di condivisibile. Non all’inizio del processo, ma alla fine: come forma di rielaborazione.

Tutto nasce da alcuni disegni. E torna, infine, in quella casa, la stessa in cui, dopo una litigata, la madre se ne era andata. Un luogo reale che diventa scena, memoria, passaggio.

Ho intervistato Alessandro Abba Legnazzi partendo da una domanda che attraversa moltissime famiglie:

si può restare famiglia anche dopo una separazione?

Quando una separazione non è una fine (ma una trasformazione)

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’intervista è questo: la separazione non cancella necessariamente il legame. Lo trasforma.

Benedetta: “Che cosa ha reso possibile sentirvi ancora una famiglia, nonostante la separazione?”

Alessandro: “Parte da molto prima del film. Diciamo che sia per ragioni sentimentali che per ragioni pratiche, è difficile pensare che uno o l’altro possano sparire dalla vita quando c’è una figlia. E quindi, dopo il primo momento di caos, provare a stare insieme, collaborare, essere comunque famiglia in un altro modo agevola.”

Questa frase — famiglia in un altro modo — secondo me è centrale.

Perché spesso nelle separazioni si pensa che esistano solo due possibilità: restare coppia oppure diventare estranei.

In realtà, soprattutto quando ci sono figli, esistono forme nuove di relazione che non cancellano il passato ma lo ridefiniscono.

Alessandro:Nel tempo il nostro rapporto si è trasformato in un rapporto sincero, di amicizia, di collaborazione e di aiuto. Chiaramente poi, quei ‘difetti’ che erano evidenti nella relazione rimangono anche dopo. Si comprende che sia il papà che la mamma hanno limiti, difficoltà e fragilità. Si accetta tutto questo e fai pace con la tua vita, con il tuo passato.”

C’è qualcosa di molto importante in questa risposta: non parla di perfezione. Parla di accettazione. Non di una separazione “senza problemi”, ma di una separazione in cui il conflitto smette di essere il centro.

Genitori separati: perché la collaborazione cambia tutto

Nel loro percorso, Alessandro e Giada hanno costruito un rapporto fatto di comunicazione, rispetto e accettazione reciproca. Non perché sia stato semplice. Ma perché, a un certo punto, hanno smesso di nutrire continuamente la guerra.

Benedetta: “Eravate allineati su questo oppure è partito da uno di voi due?”

Alessandro: “Siamo stati entrambi a farlo, ma magari in tempi diversi. In alcuni momenti uno di noi era più lucido e riusciva meglio a capire cosa andava fatto e quale potesse essere la soluzione giusta. In altri momenti lo era l’altro. Alla fine arrivi ad un punto dove comprendi che è meglio essere lucidi entrambi.”

Questa è una dinamica molto reale nelle separazioni. I tempi emotivi non coincidono quasi mai. C’è chi lascia andare prima. Chi continua a essere arrabbiato. Chi alterna lucidità e dolore.

Eppure, quando almeno uno dei due smette di alimentare il conflitto, qualcosa lentamente cambia.

Il ruolo del film Leila: elaborare la separazione attraverso la creatività

Il film non nasce come progetto cinematografico. Nasce come bisogno di elaborazione.

All’inizio erano disegni creati insieme a Clementina per dare forma a qualcosa che ancora non aveva parole sufficienti.

Benedetta: “Che ruolo ha avuto questo film nella vostra trasformazione familiare?”

Alessandro: “Il film non ha cambiato le cose. Ha reso visibile qualcosa che già c’era.”

Ed è forse proprio questo uno dei passaggi più forti.

Perché spesso pensiamo che serva un evento straordinario per trasformare una famiglia dopo una separazione. In realtà molte trasformazioni avvengono lentamente, nel quotidiano, nelle conversazioni che continuano, nella scelta di restare presenti.

Il film arriva dopo. Come conferma. Come testimonianza.

Alessandro:È stata un po’ come una ciliegina sulla torta più che altro. Il coronamento di un processo avvenuto negli anni. Ci siamo separati nel 2019, il film lo abbiamo girato nel 2023 quando Clementina aveva 10 anni. Avevamo già costruito un rapporto equilibrato con Giada.”

“Tutto è partito da illustrazioni che facevamo io e Clementina, ne avevamo bisogno. Poi sono rimaste un po’ lì nel cassetto. Quando è arrivata la separazione ufficiale, ho sentito il bisogno di riprenderle in mano per prendere consapevolezza. Ho fatto leggere e vedere i primi disegni anche a Giada. Si è commossa e in parte anche preoccupata. Ma ancora l’idea del film non c’era.”

“Poi noi continuavamo a parlarci, avevamo iniziato ad archiviare su degli hard disk video e foto dei nostri ricordi. Io me li guardavo, ci si mandavano ricordi. Insomma continuavamo a parlarne in qualche modo.”

Alessandro racconta che l’evoluzione di pensarlo come film è arrivata con l’incontro dei produttori Riccardo Annoni e Francesca Riccardi che hanno visto i disegni.

Alessandro: “Clementina intanto cresceva. Ho pensato che quello era il momento giusto, e se volevamo farlo andava fatto in questo modo: io e lei solamente davanti e dietro la telecamera. Allora c’è stata la telefonata con Giada, la madre, per capire cosa ne pensasse. All’inizio era preoccupata. Non sapevamo bene che effetto avrebbe avuto su Clementina. Cosa avrebbe suscitato in lei.”

“Anche io ero preoccupato. Alla fine Giada ha scelto di darmi fiducia. Clementina aveva il desiderio di farlo, io anche. Una sorta di gioco per elaborare questa separazione.”

Quando i figli hanno ancora bisogno di capire

Uno dei temi più delicati emersi nell’intervista riguarda il desiderio — spesso silenzioso — dei figli di vedere i genitori tornare insieme. Anche quando sembrano aver accettato la separazione.

Benedetta: “Ti va di raccontarci cosa questo film ha reso più chiaro?”

Alessandro: “Secondo me c’erano delle questioni di Clementina che non erano chiare, cioè banalmente le questioni sue legate al rapporto che c’era fra me e Giada. Ho la sensazione che i bambini abbiano sempre in qualche modo il desiderio che i genitori tornino insieme.”

“Registrare il film poteva essere un momento e un modo per definire il fatto che mamma e papà si vogliono molto bene, che si possono volere molto bene, che possono litigare come due persone che stanno insieme. Che non si separeranno mai rispetto a lei, ma hanno due vite diverse.”

Questa frase, secondo me, racconta benissimo qualcosa che tanti figli faticano a comprendere: la fine della relazione di coppia non coincide necessariamente con la fine dell’amore familiare.

Alessandro: “Farlo in quella modalità, attraverso un film, con momenti nostri che coincidono con l’estate… un atto di sincerità che poi c’è sempre stata nel mio rapporto con lei. Questo per me era importante ed era una cosa che probabilmente Clementina aveva necessità di sentire da me. E io avevo bisogno di capire.”

“Volevo un po’ capire che cosa fosse successo cinque anni prima in quel litigio, ma anche rielaborare quali fossero stati i miei errori. Avevo bisogno di riflettere su questo e poi su questa figura, l’Uomo Toast. Una persona che aveva creato problemi, ma che non era stata la causa della nostra rottura. È qualcosa che è avvenuto dopo.”

Le illustrazioni bruciate: quando il gesto diventa liberazione

Ci sono momenti che durante un’elaborazione non possono essere pianificati, accadono e basta.

Alessandro: “Nel film quello è stato uno dei pochi momenti che non erano stati scritti prima. Io non avevo pensato di incendiare i miei disegni, però in quel momento è sembrato proprio necessario. Come se quella scena avesse avuto bisogno di qualcosa in più, un atto liberatorio.”

“Quando Clementina ha iniziato a bruciarli non ho potuto fare altro che acconsentire.”

Quel gesto nel film ha una forza enorme. Perché non parla solo di rabbia. Parla di trasformazione.

Alessandro: “Quel momento ci ha permesso di sentirci un nucleo molto unito. Noi contro il cattivo. Noi come famiglia che abbiamo trovato qualcosa da combattere fuori da noi. Subito dopo aver girato quella parte ho mandato il video a Giada e ne era molto contenta. L’ha visto come un atto importante soprattutto per Clementina.”

Una madre presente anche nella sua assenza

Una delle cose che più mi ha colpita del film è proprio il modo in cui la figura materna resta presente per tutta la narrazione, anche quando è assente fisicamente.

Ed è qui che emerge anche il coraggio di Giada.

Alessandro: “Credo che Giada abbia fatto un atto di grande coraggio nel mettersi in gioco in qualcosa che la colpiva direttamente. Questo perchè penso che il film sollevi una questione molto delicata. Io e Clementina i buoni e la mamma il personaggio che va via e quindi nell’immaginario comune quella che sbaglia.”

“È stato un atto di grande generosità, ma credo sia servito anche a lei. Ci ha fortificato molto. Noi sappiamo quello che abbiamo fatto. Sappiamo cosa eravamo e cosa siamo diventati. Non ci scalfisce. Abbiamo sancito anche attraverso un film che siamo effettivamente una famiglia che si ripensa in modo diverso, ma è famiglia.”

Girare il film da soli: proteggere l’intimità

Il film è stato girato interamente ed esclusivamente da Alessandro e Clementina. Una scelta precisa.

Coerente con il tipo di storia che volevano raccontare.

Alessandro:Alcune persone si sono meravigliate del fatto che avessimo deciso di girare il film tutto da soli. Ma il cinema è strettamente legato a quello che stai raccontando. Se decidi di mantenere un livello di intimità quasi puro, escludi tutto il resto.”

“Stare insieme e giocare a fare anche il cinema è stato anche un modo per aiutare Clementina, che aveva 10 anni, a essere più tranquilla durante le riprese.”

L’immagine della porta

Ci sono immagini che restano impresse.

Non solo nel film.

Anche dentro chi le ha vissute.

Benedetta: “C’è un’immagine, una parte del film a cui sei più legato?”

Alessandro: “Probabilmente quella che è presente tantissimo nel film, quella porta che tu vedi all’inizio. Ci siamo io e Clementina, la scena è sfuocata e dico: ‘Ti ricordi cosa è successo?’ Quello è un ricordo che ho io di quella mattinata lì.”

“Per cui per me sì. Devo dire che è un ricordo che ho poi trasferito in immagini. E forse, insomma, quell’immagine è quella che ho sempre davanti agli occhi, è sempre lì quando torniamo a casa.”

Non smettete di comunicare

Alla fine dell’intervista ho chiesto ad Alessandro cosa direbbe oggi alle famiglie separate.

La sua risposta, forse, è la sintesi più importante di tutto il film.

Alessandro:È più facile dare consigli che metterli in pratica. Però quello che a noi ha aiutato tanto è stato non smettere mai di parlare, di comunicare, nemmeno quando erano comunicazioni difficili, magari anche rabbiose.”

“Continuare a insistere e trovare il modo di comunicare tenendo presenti i tempi dell’altro o dell’altra. Capendo che non è facile magari avere sempre la risposta subito, però provare a stare sempre in comunicazione.”

“E poi anche sdoganare un po’ questo concetto che bisogna mettere sempre al centro il bene del figlio o della figlia. Certo che è importante. Però è importante anche il benessere dei genitori.”

“Quindi forse direi questo: provare a continuare a parlare, a comunicare.”


Dove trovare Leila e Tonio?

Ti consiglio di seguirli sui social per vedere se passeranno anche nella tua città così da poter andare a vedere il film e conoscerli.

Profilo instagram Leila film

Profilo Alessandro Abba Legnazzi

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Sono Benedetta Petralia life coach nella separazione. Ho vissuto in prima persona la separazione e sono mamma di una bimba. La mia esperienza mi ha portata ad aprire questo blog per dare uno spazio sicuro e senza giudizio a chi affronta questo evento. Ancora oggi ci sono molti pregiudizi e stereotipi che creano molte difficoltà a chiunque viva questa situazione.

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